Mercati in prossimità dei minimi ma attenzione ai nuovi test

C’è aria di attesa. I mercati finanziari aspettano di capire a quanto ammonterà il conto che le economie dovranno pagare al Covid-19 e quali risorse i governi e le banche centrali di tutto il mondo metteranno sul piatto per pagarlo. Attesa, in particolare, per apprezzare l’efficacia degli stimoli fiscali annunciati nelle varie capitali del mondo nel corso della settimana appena trascorsa. A Londra, Berlino e Roma, la linea sembra tracciata, ma a Washington si discute: i repubblicani sono accusati di pensare solo a salvare le aziende, i democratici di voler spendere troppo per la sanità.

Anche il team di gestione di Simplify 02 attende: vogliamo vedere il mercato azionario crescere per un certo numero di giorni consecutivi prima di prendere iniziative. In questo senso, notizie positive sull’evoluzione della pandemia o sulle azioni fiscali sarebbero certamente di stimolo.


Proseguono, intanto, le vendite indiscriminate di titoli, una tendenza alimentata da alcuni gestori che, per la loro natura, hanno necessità di bilanciare il rischio dei portafogli. Il ribilanciamento del rischio è una tecnica di gestione efficace nelle fasi di bassa volatilità e trend prevedibili, ma in fasi come questa, con la volatilità che supera di 7/8 volte la media storica, sarebbe preferibile tenersi forte e attraversare la tempesta (a meno di non essersi caricati, in precedenza, di un rischio minore). La prova? I fondi pensione, investitori con orizzonte di lungo termine, hanno già ricominciato ad acquistare.


La buona notizia di ieri è che lo storno sembra più gestibile rispetto ai giorni scorsi: Wall Street è riuscita ad aprire senza essere subito sospesa al ribasso.


La sensazione è che la settimana in corso sia importante per farsi un’idea sul futuro. Giovedì, per esempio, sarà pubblicato il primo dato sull’occupazione americana dall’inizio della crisi, uno dei più attesi della storia recente, benché il più prevedibile. Sarà anche importante valutare la fermezza delle leadership politiche: ritardi o incertezze darebbero il via a nuovi storni.


Per questo motivo, ancora per un po’, preferiamo non utilizzare le munizioni che abbiamo a disposizione limitando gli acquisti a titoli di aziende con notevoli riserve di tesoreria, con business meno esposti agli effetti della pandemia e con posizioni competitive solide. Questi acquisti, pur permettendoci d’iniziare a accumulare asset validi a prezzi invidiabili, ci espongono alla volatilità del momento.


Due ultime considerazioni. La prima: l’approvazione di misure fiscali concrete, soprattutto negli Stati Uniti, non segnerà probabilmente il punto minimo dei mercati, ma darà la misura di quanto può fare la politica e, probabilmente, creerà la base per un rimbalzo più duraturo.


La seconda. Analizzando le situazioni di extreme oversold del passato, lo storno dei giorni scorsi è paragonabile a quelli del 1987 e del 1929. In quelle occasioni, dopo una discesa repentina e un pronto rimbalzo, i mercati testarono minimi ancora più bassi. I peggiori storni dei mercati americani, quelli avvenuti dopo l’inversione della curva dei tassi, hanno avuto, tra l’inizio e la fine, una media negativa del 30/35%, in questi giorni siamo a 31,8%. Sembra di poter dire che siamo vicini a una svolta, ma è preferibile aspettare un chiaro segnale di ripresa prima di utilizzare le cartucce che tanto attentamente abbiamo preservato nei mesi passati. Benché la natura umana induca alla sfida dell’acquisto sui minimi, è prudente aspettare che nuovi minimi siano testati.

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