Le previsioni? Non servono. Meglio cambiare mentalità

Che cosa sta accadendo? Ce lo chiediamo, senza sapere rispondere, dall’inizio dell’emergenza. Spesso, con angoscia, non siamo andati oltre concetti abusati quando un pericolo sconosciuto irrompe nelle nostre vite e nell’economia: il black swan o le cose che non sappiamo di non sapere (gli unknown and unknowns dell’ex segretario di Stato Donald Rumsfeld).


Converrebbe, piuttosto, rinunciare alla nostra (tenace) ambizione di controllare la realtà abbandonando l’applicazione all’economia degli scenari probabilistici: l’economia è materia intrinsecamente portata alla riflessività (cioè a influenzare sé stessa) e, quindi, sfugge alla misurazione del futuro.


Come ricorda Mervyin King, accademico della London School of Economics ed ex governatore della Banca d’Inghilterra, l’economia non è una scienza esatta. Se si manda un satellite sonda in orbita intorno a Mercurio è possibile sapere con assoluta certezza in quale punto, sei anni dopo, il satellite entrerà nell’orbita del pianeta. L’economia non funziona così: ci sono solo direzioni, orientamenti, tendenze storiche.


Al momento che stiamo vivendo, risultano più adeguati concetti come la radicale incertezza, alla quale hanno dedicato un saggio due accademici britannici, John Kay (Oxford University) e il citato Mervyn King; oppure l’impossibilità di conoscere il futuro di Howard Marks, co-fondatore di Oaktree Capital Management.


Oggi si discute molto su quale forma avrà la ripresa della crescita economica (se a V, a U, a L o secondo la formula della radice quadrata) ma per stabilirlo bisognerebbe poter paragonare gli eventi di questi mesi a situazioni analoghe del passato. Che invece non ci sono. Impossibile affermare con certezza che cosa accadrà senza poter contare su un precedente. Meglio, quindi, modificare la propria attrezzatura mentale.


Gli accadimenti di questo periodo disegnano un unicum storico fatto di quattro fenomeni (pandemia, contrazione dell’economia, flessione del prezzo del petrolio, adozione di nuove politiche monetarie) che rende inutilizzabili previsioni e sondaggi. Non solo i quattro fenomeni sono in sé difficili da analizzare ma, non si sa come interagiscano.


I confronti con la crisi del ’29 non reggono benché, questa volta, le politiche adottate sembrino più appropriate e tentino di far tesoro degli errori del 29. A cominciare, almeno negli Stati Uniti, dalla scelta di far emergere pienamente la disoccupazione e concentrare gli sforzi sulla componente monetaria. Pur con alcuni effetti indesiderati (per esempio, la diluizione dell base monetaria, l'azzardo morale o, nel tempo, un'inflazione difficilmente controllabile), l’applicazione della Modern Monetary Theory dovrebbe porre le premesse per riassorbire la disoccupazione una volta ripartita l’economia. Lo scenario ottimista prevede che la disoccupazione verra riassorbita dalle migliori aziende in una sorta di selezione darwiniana.


Ci sono, naturalmente, anche domande per il breve termine: le politiche monetarie basteranno a riparare i danni del Covid-19? La ripresa delle attività economiche determinerà una nuova ondata di contagi e un ritorno dei lockdown?


Le risposte sono condizionate da un numero elevatissimo di variabili: combinarle con i quattro fenomeni citati rende la definizione di stime per il futuro un’equazione irrisolvibile. L’entità degli scostamenti registrati dalle variabili in gioco suggerisce di non avventurarsi nelle previsioni basandosi su quanto accaduto in passato per interpretare la situazione nel suo complesso. Dopotutto, mentre le economie in espansione si assomigliano, quelle in crisi sono ognuna un caso a parte, un po’ come nel principio di Anna Karenina (“Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo”).


A livello macroeconomico, le previsioni sono un po’ più facili benché di utilità limitata perché i dati sono conosciuti da tutti e quindi, probabilmente, già incorporati nel prezzo degli asset. Sono dati utili solo se si punta a seguire un trend d’investimento.


Combattere i (propri) pregiudizi può essere un affare


Affidarsi alle previsioni (esercizio di per sé spesso inutile) rischia addirittura di mettere fuori strada in una fase di mutamenti epocali delle variabili chiave anche perché c’è da mettere in conto il peso dei pregiudizi.


Il percorso che conduce ognuno di noi a farsi un’idea del futuro è fortemente influenzato da riflessività (cioè: si auto influenza), aspettative personali, carattere, opinioni politiche. Il che porta alla creazione di eserciti di ottimisti e pessimisti particolarmente agguerriti come si è potuto rilevare nei dibattiti mediatici di queste settimane.


Opinioni e attese personali, praticamente impossibili da eliminare, limitano l’obiettività e vanno quindi tenute in seria considerazione. Questi pregiudizi cognitivi (confirmation bias) pesano in modo particolare quando le analisi economiche incrociano i sentimenti connessi alla pandemia da Covid-19 (sofferenza, paura).


Possiamo combattere i nostri pregiudizi? Qualcosa si può fare, per esempio selezionando fonti informative diverse da quelle che riflettono le nostre idee politiche e quindi aumentando la capacità di leggere la realtà. Soprattutto, quando poi si parla d’investimenti, si può (e si deve) lasciare il campo aperto a nuove possibili visioni.


Nei comitati d’investimento di Simplify 02 diamo ampio spazio ai dubbi, a ciò che non sappiamo e su cui dobbiamo raccogliere informazioni o approfondire, e aggiorniamo i nostri modelli di analisi.

Le idee d’investimento originano anche da quest’apertura. Un esempio? La recente decisione d’investire nelle società navali di trasporto petrolifero ipotizzando un aumento dei noli derivante dall’effetto combinato tra crollo dei corsi del greggio e sovrapproduzione petrolifera. Ricordavamo, dalla crisi finanziaria globale del 2008, che certe condizioni del mercato del greggio pongono le basi per impennata del nolo delle petroliere. Non essendo, questa, una materia di nostra specializzazione abbiamo messo insieme le competenze di numerosi analisti prima di compiere l’investimento.

Consapevolezza di non sapere e dubbio sono, quindi, una buona premessa operativa, ma contano l’esperienza (venticinque anni nel caso del nostro team) e la possibilità di avvalersi di professionisti che coprono tutte le aree economiche da coinvolgere di volta in volta secondo necessità.


Simplify 02 opera sulla base di due princìpi: approccio di lungo periodo all’investimento e partecipazione del team al risultato (anche negativo, in forma di una perdita di opportunità professionali future in caso di insuccesso).


Un approccio che sembra particolarmente consigliabile nello scenario di oggi. Pochi sono i casi in cui si sa meno come quando compare un nuovo virus: le cose che si ignorano prevalgono su quelle note e sulle quali è possibile fare previsioni. Quanto più velocemente si accetta questo dato di fatto, tanto più ci si pone nella condizione di preservare il capitale in attesa dell’onda giusta.


Un approccio umile, basato sulla consapevolezza che il nostro sapere è limitato, e il controllo dei pregiudizi cognitivi sono la migliore virtù per affrontare la nuova partita.

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