La Fed prepara una politica più elastica

Nel discorso programmatico che terrà oggi nel tradizionale meeting estivo della Federal Reserve (quest’anno organizzato in versione virtuale anziché nell’abituale sede di Jackson Hole), Jerome Powell, presidente, potrebbe fare luce sulla revisione degli obiettivi di inflazione della banca centrale americana. L’attesa è per la sostituzione dell’attuale approccio puntuale con un approccio basato su un valore medio di inflazione di un certo periodo.


Se questo mutamento avvenisse, le implicazioni sull’andamento dei mercati finanziari non sarebbero rilevanti nell’immediato ma potrebbero esserlo nel futuro prossimo. Per esempio, nel caso di un’inflazione che fosse sotto la media stabilita per un certo periodo, la Fed sarebbe libera di decidere interventi bazooka con effetti inflattivi sopra media: il livello medio sarebbe rispettato con, appunto, interventi di forte impatto.

Certo, questo nuovo approccio non sarebbe privo di controindicazioni in particolare sul fronte valutario. La gravità della crisi economica originata dal Covid-19 potrebbe spingere la Fed ad adottare un approccio disomogeneo per assicurare una politica monetaria accomodante per un periodo di tempo più lungo. Se andasse così, negli Stati Uniti si porrebbero le premesse per rendere disponibile nuovo denaro a pioggia, nelle quantità necessarie ad affrontare qualsiasi situazione. Un simile scenario, evidentemente, è negativo per il dollaro e, potenzialmente, positivo per tutti gli asset legati all’inflazione.

Se la consideriamo nell’ottica del mandato della Fed (massima occupazione e stabilità dei prezzi), la questione è complessa: il perimetro entro cui si muove oggi la banca centrale americana è l’esito di anni di esperienze nelle situazioni più diverse. Apportare modifiche di un framework operativo così lungamente testato non può essere fatto alla leggera. Dopo oltre un anno di studi e incontri tra studiosi, Powell potrebbe così limitarsi a segnalare un orientamento del Comitato, ma un annuncio formale non sembra imminente.

Ci aspettiamo che la Fed comunichi formalmente le modifiche al proprio mandato nella riunione del Federal Open Market Committee di settembre insieme con le nuove previsioni economiche a medio termine. Non essendoci esserci fretta per annunciare il cambiamento, la Fed non dovrebbe neppure annunciare a breve una variazione dei tassi, ciò che potrebbe arrivare in gennaio con le previsioni annuali (tenendo appunto conto del nuovo framework), oppure nel 2021. Al momento, comunque, i mercati non hanno aspettative in questo senso non essendo attesa una variazione dei tassi. 

Ad uno scenario del tipo descritto, la politica fiscale potrebbe affiancarsi con un ruolo sempre più importante. Avendo gli Stati Uniti ampio spazio di manovra l’ulteriore supporto all’economia potrebbe arrivare anche dalle scelte di politica economica.


La domanda che sorge spontanea e' se un tale impiego di risorse, attraverso queste modalità mantiene viva l'ottimale allocazione di risorse normalmente operata dal mercato. Naturalmente infatti il mercato rende disponibile il capitale alle imprese più meritevoli, ovvero più innovative e meglio gestite, favorendo il riavviarsi dell'economia.

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