L’onda lunga del nuovo mandato della Fed

· Con la sostituzione del parametro di riferimento sugli obiettivi d’inflazione (non il 2% annuo ma una media del 2% nel periodo), le aspettative di un rialzo dei prezzi sono cresciute


· Prime conseguenze: vendita dei bond a lungo termine, rialzo dei rendimenti, vendite dei titoli azionari rappresentativi d’imprese con cash flow futuri molto superiori agli attuali (come molte imprese del Nasdaq)


· Con l’irripidimento della curva potrebbe ritornare l’utilizzo dei bond come strumento di hedge ponendo fine alla lunga fase in cui i due mercati crescevano in parallelo


· Sulle scelte d’investimento pesa anche l’andamento del piano di vaccinazione. Tornano a essere interessanti i settori più penalizzati dalla pandemia. Le alte quotazioni dell’azionario pongono le premesse per operazioni di consolidamento o riorganizzazione



Il nuovo corso della Federal Reserve sugli obiettivi d’inflazione comincia a produrre gli effetti attesi. Alla fine dello scorso agosto, la Fed aveva annunciato la sostituzione del parametro di riferimento: non il 2% annuo ma una media nel periodo del 2% (average inflation targeting).


Ammesso che ce ne fosse bisogno, Jerome Powell, presidente, ha confermato (6 febbraio) l’orientamento della Fed verso una politica accomodante fino al raggiungimento dell’obiettivo della piena occupazione lasciando intendere di poter andare anche oltre il 2% di inflazione per un certo periodo di tempo.


La linea della banca centrale, unita ai decisi segnali di ripresa dell’economia americana (e a quelli, un po’ più contenuti, dell’Europa) ha generato nel mercato le attese di una maggiore inflazione, non iper ma certo crescente, alimentate anche dall’ampia distanza che oggi separa l’economia americana dalla piena occupazione, il che lascia prevedere la politica monetaria espansiva prosegua a lungo. Due i motivi della distanza dalla piena occupazione: la crescente automazione delle attività economiche e l’accelerazione nel declino dei business a basso contenuto d’innovazione (zombie companies); i tempi, inevitabilmente lunghi, per ricollocare in altri settori chi è stato temporaneamente espulso dal mercato. Non mancano opinioni diverse. L’economic strategist David Zervos, per esempio, nel prevedere un’esplosione economica simile a quella degli anni 20 ha fatto notare che quelli furono anni sostanzialmente deflattivi non inflattivi.


Con l’inizio del nuovo anno, gli operatori hanno comunque fatto proprie le attese di una maggiore inflazione iniziando a tradurle in comportamenti. Prima conseguenza: la vendita dei bond con lunga durata. E’ anche calato il prezzo dell’oro che, in uno scenario d’inflazione ancora bassa ma crescente è, di fatto, assimilabile a un bond con un carry negativo e duration lunga.


L’impennata della curva dei tassi, inoltre, ha determinato l’uscita (lenta) dai segmenti del mercato azionario con maggiore duration. Gli operatori hanno iniziato a liberarsi progressivamente delle azioni rappresentative d’imprese con cash flow futuri meno prevedibili (molte di queste sono quotate al Nasdaq).


Tutto è avvenuto, per il momento, senza traumi. Il nuovo trend ha permesso di assorbire una situazione anomala: un mercato, cioè, in cui a un asset fully priced come l’equity americano corrispondevano bond over priced a causa della politica della Fed. Un’ anomalia che ha portato molti investitori, tra i quali Simplify 02, a preferire temporaneamente il VIX come strumento di hedge e non i bond lunghi, sia negli Stati Uniti sia in Europa.


L’irripidimento della curva potrebbe consentire ai gestori tradizionali (i gestori 60/40, così definiti per l’abitudine ad allocare i portafogli tra 60% in bond e il 40% in azioni) di tornare ad utilizzare i bond come strumento di hedge naturale, pratica di fatto impedita nella lunga fase in cui i due mercati crescevano in parallelo verso i massimi per due motivi differenti. Con la crescita del rendimento dei bond questa categoria di gestori potrebbe allocare maggiore capitale all’azionario dando un’ulteriore spinta al mercato.


Sotto il profilo delle scelte d’investimento, le conseguenze delle attese inflazionistiche vanno incrociate con gli effetti del piano di vaccinazione.


Negli Stati Uniti, nel Regno Unito e nei Paesi dell’Unione Europea, il progredire delle vaccinazioni sta mettendo le ali alle quotazioni dei settori fin qui più penalizzati dalla pandemia riportandoli verso la normalità (cosiddetto “reopening trade”). Nella fase iniziale (metà novembre), quando Pfizer annunciò il suo vaccino, la preferenza del mercato era andata comprensibilmente verso le compagnie aree specializzate nel breve raggio e il settore alberghiero domestico. Con l’avanzare del piano di vaccinazioni, un’area di crescita potrebbe essere quella delle compagnie aeree specializzate nel lungo raggio, delle società di gestione aeroportuale e dei settori connessi al trasporto aereo come, per esempio, la componentistica degli aeromobili e la manutenzione, ovvero settori industriali più “value”.


Un’ultima considerazione di cui tenere conto nella selezione degli asset in cui investire. Il livello raggiunti dalle quotazioni azionarie pone le premesse per operazioni di consolidamento di settore o di riorganizzazione. Questo potrebbe avvenire più facilmente nelle imprese di settori che, anche in seguito allo scenario disegnato dal Covid, vivranno una trasformazione epocale, come per esempio il settore assicurativo o l’automobilistico. I titoli oggi preferiti da Simplify Partners 02 sono Pirelli, Avio, Aviva, Centrica, Salvatore Ferragamo, Danone, Aston Martin, Porsche.


Mettetevi pure in contatto con il team di gestione per avere informazioni sulle componenti dei nostri portafogli e sulla motivazione delle nostre scelte d’investimento, per esempio perché preferiamo Porsche a Ferrari.

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