Il mercato azionario corre (grazie al doping)

Non è la prima volta nella storia e non sarà l’ultima: il valore delle azioni cresce a dispetto di quello che dicono i bilanci delle imprese. A spingerlo, negli Stati Uniti, con tutta evidenza, sono le iniezioni di liquidità della Federal Reserve (Fed) e una disposizione psicologica positiva del mercato variamente alimentata.


Per arrivare a questa conclusione basta considerare che gli utili della vecchia corporate America (le imprese dell'S&P 500), se rettificati per alcune poste straordinarie (secondo gli standard della Federal tax law), stagnano da anni. Le imprese quotate al Nasdaq, il motore degli Stati Uniti moderni, vanno un po’ meglio ma è chiaro che la liquidità erogata dalla Fed pesa sui corsi azionari molto più dei fondamentali. In questo caso il sollevamento pesi e' fatto principalmente da cinque titoli.


Per rendersene conto, basta mettere a confronto l’andamento di un indice azionario, l'S&P 500 per esempio e il grafico del bilancio della Fed dal 2009, subito dopo l’inizio del Quantitative Easing (acquisto di obbligazioni su larga scala): le due curve vanno a braccetto.


E’ possibile identificare, lungo i circa dieci anni analizzati, i punti che hanno determinato il parallelismo. Vediamoli.


1) Dalla fine del 2008, dopo il fallimento di Lehman Brothers, all’inizio del 2015 il QE ha fornito al sistema, a più riprese, la liquidità necessaria per sostenere l’economia e l’S&P500 ha seguito il programma di acquisto della Fed.

2) Quando, all’inizio del 2015, il QE ha raggiunto il picco, il mercato azionario è entrato in stallo e la volatilità è aumentata.

3) La fase di riflessione è proseguita fino alle elezioni americane nel novembre del 2016 quando il nuovo presidente, Donald Trump, ha annunciato una riforma fiscale con annesso taglio della tassazione per le imprese, poi effettivamente realizzato. L’effetto? Un (lungo ma temporaneo) rally azionario proseguito fino al febbraio 2018.

4) Esaurito l’effetto dello stimolo, il mercato è entrato in una nuova fase di stallo e la volatilità è tornata ad aumentare. Se ne può dedurre una dipendenza dello S&P 500 dagli stimoli esterni: appena questi s’interrompono, la crescita si ferma e la volatilità aumenta.

5) A metà settembre dello scorso anno, un problema originato dal mercato monetario di brevissimo periodo (REPO market) ha richiesto un intervento straordinario della Fed: una iniezione di liquidità simile a quella compiuta tra 2008 e 2015 attraverso il QE (tant’è che, ironicamente, l’intervento è stato chiamato non-QE). Diversa la terminologia, uguale il risultato: un altro rally azionario.

6) Lo stimolo del non-QE è finito. Quali saranno le conseguenze?


La volatilità, oggi, è ancora contenuta e i mercati celebrano l’esorcismo del rischio coronavirus cinese praticato dalla Fed con una (rassicurante) presa di posizione: se vi fossero segnali di rallentamento, interverrà. Il segnale che il mercato aspettava per proseguire il cammino rialzista. Che fare? Qui il doping non e' vietato e apparentemente nessuno si cura degli effetti collaterali. Probabilmente corricchiare prestando attenzione al battito e' la soluzione migliore, guardandosi in giro alla ricerca di strade alternative.


Questo grafico illustra l'andamento dell'indice preso ad esempio, l'S&P 500 e l'espansione del bilancio della Fed che di fatto da una misura della liquidità inserita nel sistema.



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